<h2>Il caso</h2> <p>Una <strong>cessione del quinto dello stipendio</strong> sottoscritta nel settembre 2009 con <strong>Santander Consumer Bank</strong>, pro solvendo, da rimborsare in <strong>120 rate da 82,00 euro</strong>: un montante di <strong>9.840,00 euro</strong>. Di quella somma, al cliente ne arrivavano effettivamente <strong>5.001,62 euro</strong>.</p> <p>La differenza se la mangiavano gli interessi e quattro voci di costo trattenute alla firma:</p> <table> <tr><th>Voce</th><th>Importo trattenuto</th></tr> <tr><td>Commissioni bancarie</td><td>126,53</td></tr> <tr><td>Commissioni dell'intermediario</td><td><strong>1.753,04</strong></td></tr> <tr><td>Imposte e tasse</td><td>19,37</td></tr> <tr><td>Costi assicurativi</td><td><strong>974,88</strong></td></tr> </table> <p>Il contratto dichiarava un <strong>TAN del 4,6%</strong>, un <strong>TEG dell'11,38%</strong> e un <strong>TAEG del 16,56%</strong>. Il cliente ha estinto il finanziamento <strong>in corrispondenza della 49ª rata</strong>: ne restavano <strong>71 su 120</strong>.</p>
<h2>Quello che la banca aveva restituito</h2> <p>Dal conteggio estintivo risultava un saldo di <strong>5.025,45 euro</strong>. Erano stati scalati i soli <strong>interessi non maturati, 733,78 euro</strong>, piu’ <strong>62,77 euro</strong> di commissioni della mandataria.</p> <p>Delle quote non godute delle commissioni bancarie, delle commissioni di intermediazione e dei costi assicurativi — le voci A, B ed E della tabella — <strong>non era stato restituito nulla</strong>.</p> <p>Dopo il reclamo, Santander ha offerto <strong>74,86 euro a saldo e stralcio</strong>. L'offerta è stata rifiutata, l'invito alla mediazione non ha prodotto effetti e la causa è finita davanti al Giudice di Pace.</p>
<h2>Qui non si discute di pro rata, ma di usura</h2> <p>La domanda principale non era la riduzione proporzionale dei costi. Era un'altra, e piu’ radicale: <strong>quel finanziamento era usurario</strong>.</p> <p>Il ragionamento è aritmetico. Per il trimestre luglio–settembre 2009 il tasso medio rilevato era il <strong>9,21%</strong>, e il <strong>tasso soglia</strong>, aumentato della metà, era il <strong>13,815%</strong> (D.M. 24 giugno 2009). Il TAEG scritto nel contratto era il <strong>16,56%</strong>.</p> <p>Il TEG calcolato <em>senza</em> i costi assicurativi si fermava all'11,38%, sotto soglia. Calcolato <strong>includendo il premio della polizza vita e infortuni</strong>, arrivava al <strong>16,45%</strong>: oltre la soglia di periodo.</p> <p>È tutta qui la partita: <strong>se la polizza entra nel conto, il contratto è usurario; se resta fuori, non lo è</strong>.</p>
<h2>Tre eccezioni preliminari, tutte respinte</h2> <p>Prima di arrivare al merito, la banca ne aveva opposte tre. Vale la pena vedere come sono cadute, perché sono le stesse che si incontrano in quasi tutte queste pratiche.</p> <h3>1. «C'era già una transazione»</h3> <p>Santander sosteneva che una propria lettera del 2013, con cui comunicava il rimborso di 974,45 euro a titolo di commissioni di intermediazione, avesse chiuso la vicenda con un accordo transattivo.</p> <p>Il giudice respinge: quella comunicazione <em>«non è certo un accordo transattivo bensì una semplice proposta unilaterale cui non è seguita alcuna accettazione espressa in forma scritta»</em>. Senza accettazione scritta, non c'è transazione.</p> <h3>2. «Il diritto è prescritto»</h3> <p>Respinta anche questa, richiamando le <strong>Sezioni Unite n. 24418/2010</strong>: il termine di prescrizione decennale del diritto al rimborso <strong>decorre dalla scadenza dell'ultima rata, ovvero dall'estinzione anticipata del finanziamento</strong> — non dalla firma del contratto. Accertato che l'ultima rata era stata pagata nel luglio 2015, il decennio non era maturato.</p> <h3>3. «È passato troppo tempo»</h3> <p>È il passaggio piu’ utile della sentenza, ed è secco: non è configurabile <strong>alcuna decadenza</strong> per il tempo trascorso prima della richiesta di rimborso, <em>«attesa l'inesistenza di alcun termine siffatto previsto dall'ordinamento»</em>. Le richieste di rimborso <strong>incontrano il loro unico limite nel perfezionamento della prescrizione</strong>. Nessun altro.</p>
<h2>Perché il premio assicurativo entra nel calcolo</h2> <p>La regola di partenza è l'<strong>articolo 644, comma 4, del codice penale</strong>: per determinare il tasso usurario <em>«si tiene conto delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate alla erogazione del credito»</em>. E l'usura non è solo materia penale: la legge n. 108/1996 rinvia espressamente al codice civile.</p> <p>Perché una spesa assicurativa rientri nel calcolo <strong>basta che risulti collegata alla concessione del credito</strong>, e il collegamento <strong>si presume quando la spesa di assicurazione è contestuale all'erogazione</strong> (Cassazione n. 8806/2017). Il divieto di interessi usurari, del resto, si applica a tutti i contratti che prevedono la messa a disposizione di denaro dietro remunerazione (Cassazione n. 12965/2016), e riguarda sia gli interessi corrispettivi sia quelli di mora (Cassazione n. 5598/2017).</p> <p>Si aggiunge l'<strong>articolo 125-bis, comma 6, del Testo Unico Bancario</strong>: sono nulle le clausole relative a costi a carico del consumatore che <strong>non siano stati inclusi, o siano stati inclusi in modo non corretto, nel TAEG pubblicizzato</strong>. La nullità della clausola non travolge il contratto.</p>
<h2>La difesa sulle istruzioni della Banca d'Italia, e perché non ha funzionato</h2> <p>Santander aveva costruito la propria difesa su un argomento tecnico e, in apparenza, solido.</p> <p>Le istruzioni della Banca d'Italia aggiornate al <strong>febbraio 2006</strong> escludevano dal calcolo del TEG le spese per assicurazioni e garanzie derivanti dall'esclusivo adempimento di obblighi di legge, purché certificate da apposita polizza. Solo nell'<strong>agosto 2009</strong> le istruzioni successive hanno disposto per la prima volta l'inserimento nel TEG di tutti i costi assicurativi destinati a garantire il rimborso del credito. Dunque — sosteneva la banca — giudicare usurario un contratto includendo premi che al tempo non si conteggiavano è fuori luogo.</p> <p>Il giudice non è d'accordo, e spiega perché: quel mutamento di criterio <strong>non dimostra affatto che in precedenza quelle spese dovessero essere escluse</strong>. Dimostra, come ha statuito la Cassazione con la sentenza n. 22458/2018, l'<strong>acquisita consapevolezza del loro carattere remunerativo</strong>, risolta in modo tranciante con la loro inclusione espressa.</p> <p>C'è poi un dettaglio processuale che pesa. Contestando che <em>il costo della polizza non potesse essere considerato</em>, la banca ha finito per <strong>dare per acquisito il fatto costitutivo</strong>: che quel costo ci fosse e che, conteggiato, portasse il tasso oltre soglia. Il calcolo della perizia di parte non è stato <strong>specificamente contestato</strong>, e per l'articolo 115, comma 1, del codice di procedura civile può così fondare la decisione.</p>
<h2>L'effetto: il finanziamento diventa gratuito</h2> <p>Superata la soglia antiusura, la conseguenza è prevista dall'<strong>articolo 1815, secondo comma, del codice civile</strong>: <em>«se sono convenuti interessi usurari, la clausola è nulla e non sono dovuti interessi»</em>.</p> <p><strong>Nessun interesse è dovuto alla banca, e il contratto oneroso di mutuo si trasforma in contratto gratuito.</strong> L'usurarietà si valuta al momento in cui gli interessi sono promessi o convenuti, indipendentemente da quando vengono pagati (D.L. n. 394/2000, convertito nella legge n. 24/2001).</p> <p>Non si parla quindi di una quota proporzionale: il cliente ha <strong>diritto a riavere tutte le somme percepite dalla banca a quel titolo</strong>.</p>
<h2>La condanna</h2> <p>La domanda era stata avanzata per <strong>4.022,72 euro</strong> e poi <strong>ridotta dalla stessa parte attrice a 2.786,72 euro</strong>, per dare atto dei rimborsi effettuati dalla banca prima della causa.</p> <p>Il Giudice di Pace di Torino ha dichiarato la <strong>nullità parziale del contratto</strong> per violazione della normativa sull'usura e ha condannato Santander Consumer Bank a restituire <strong>2.786,72 euro</strong>, oltre agli <strong>interessi dell'articolo 1284, comma 4, del codice civile dal 9 febbraio 2021</strong> — la data del reclamo — fino al saldo, secondo quanto chiarito dalla Cassazione con l'ordinanza n. 61/2023.</p> <p>Le <strong>spese</strong> seguono la soccombenza: <strong>1.265,00 euro</strong> di compensi, <strong>125,00 euro</strong> di esposti e <strong>331,80 euro</strong> per la mediazione, oltre rimborso forfettario del 15%, IVA e CPA.</p> <p>Una voce, invece, non è stata riconosciuta: il <strong>rimborso della perizia di parte</strong>, perché mancava la prova dell'effettivo esborso. È un promemoria pratico: la relazione tecnica regge la causa, ma per farsela rifondere serve la ricevuta.</p>
<h2>Cosa si porta a casa da questa sentenza</h2> <p>Due cose, utili anche fuori da questo caso.</p> <p>La prima: nella cessione del quinto le <strong>polizze vita e impiego sono obbligatorie</strong>, e proprio per questo si tende a considerarle un costo neutro. Non lo sono. <strong>Se il premio è a carico del cliente ed è collegato all'erogazione, concorre a determinare il tasso effettivo</strong> — e in un contratto con costi iniziali alti può essere la voce che fa superare la soglia.</p> <p>La seconda: <strong>un contratto chiuso da anni non è una pratica chiusa</strong>. Il termine decorre dall'estinzione, non dalla firma, e un termine di decadenza per chiedere il rimborso <strong>nel nostro ordinamento non esiste</strong>.</p>