Sentenza Favorevole: 1.305 € recuperati da Santander a Torino

<h2>Il Caso</h2><p>Nell&apos;agosto 2016 la cliente aveva stipulato con Santander Consumer Bank un finanziamento con cessione pro solvendo del quinto dello stipendio, da rimborsare in <strong>120 rate mensili da 240 euro</strong>.</p><p>Lo ha estinto anticipatamente quando <strong>restavano 90 rate su 120</strong>. È un dettaglio che vale la pena mettere a fuoco: l&apos;estinzione è arrivata dopo appena 30 rate, cioè <strong>a un quarto del percorso</strong>. Tre quarti del contratto non ci sono mai stati — e con essi tre quarti dei costi pagati alla firma per farlo funzionare fino alla scadenza.</p><h2>Quanto pesa il momento in cui si estingue</h2><p>Questo caso e quello deciso lo stesso giorno dallo stesso ufficio, con la sentenza n. 1375/2026, permettono un confronto utile, perché condividono struttura e argomenti e differiscono soprattutto per un dato: il punto del piano in cui il finanziamento si è chiuso.</p><p>Il criterio <strong>pro rata temporis</strong> funziona in modo lineare. I costi anticipati vengono divisi per la durata pattuita e moltiplicati per le rate residue: nel linguaggio della sentenza, la formula applicata è <strong>Y &times; 90/120</strong>. Più il contratto si interrompe presto, più alta è la frazione che torna indietro.</p><p>Da qui una conseguenza pratica che spesso sfugge: <strong>chi ha estinto un finanziamento poco dopo averlo acceso non ha meno da recuperare, ne ha di più</strong>. La sensazione comune è l&apos;opposta — &laquo;l&apos;ho tenuto poco, non avrò diritto a granché&raquo; — e porta a non controllare proprio i contratti dove il conteggio estintivo è più sbilanciato.</p><h2>Le difese della banca, e perché sono state respinte</h2><p>Santander si è costituita chiedendo il rigetto della domanda per infondatezza, e ha contestato due voci in particolare.</p><h3>Le provvigioni dell&apos;agente</h3><p>La prima riguardava le <strong>provvigioni spettanti all&apos;agente intermediario</strong>. Il giudice ha richiamato l&apos;ordinanza del Tribunale di Torino del 20 marzo 2023: il &laquo;costo totale del credito&raquo; comprende non solo le remunerazioni chieste dal finanziatore ma anche quelle chieste da un terzo di cui il finanziatore abbia conoscenza, e a maggior ragione quelle che il terzo chiede al finanziatore e che questo ribalta sul cliente.</p><p>La ragione di fondo è che promuovere il prodotto e concludere i contratti è <strong>una fase ineliminabile della concessione di credito</strong>: se la banca sceglie di esternalizzarla a mediatori e agenti anziché gestirla in filiale, è una sua valutazione organizzativa, e <strong>al consumatore deve restare indifferente</strong>. Chiedere la commissione alla firma non è illegittimo, ma vale come anticipazione di un onere che per competenza si distribuisce sull&apos;intera durata.</p><h3>I premi assicurativi</h3><p>La seconda riguardava i costi assicurativi. Anche qui la risposta è netta: ai sensi dell&apos;articolo 16 della direttiva 2008/48/CE e dell&apos;articolo 125-sexies TUB il finanziatore deve conteggiare nella riduzione del debito residuo <strong>i premi assicurativi non goduti</strong>, secondo la formula proporzionale.</p><h3>Il criterio di calcolo</h3><p>In via subordinata la banca proponeva il metodo del costo ammortizzato. Il giudice ha scelto il pro rata temporis perché <strong>più semplice, più controllabile dal consumatore</strong> e più conforme allo spirito di <em>Lexitor</em>, che parte dalla posizione di inferiorità del consumatore rispetto al professionista nel potere di negoziazione. Anche qui, come nella causa gemella, la banca <strong>non aveva contestato i conteggi</strong>: aveva proposto un metodo diverso.</p><h2>La Decisione</h2><p>Il Giudice di Pace di Torino, sezione seconda, ha accertato il diritto della ricorrente alla retrocessione degli interessi e di tutti i costi non maturati, e ha condannato Santander Consumer Bank alla restituzione di <strong>1.305,00 euro</strong>, oltre interessi ex articolo 1284 quarto comma del codice civile dalla domanda al saldo.</p><p>Le spese di lite sono state poste a carico della banca e liquidate in <strong>1.265 euro per compensi</strong> oltre 125 euro di esborsi, spese generali al 15%, cassa e IVA.</p><div><table><tbody><tr><th>Ufficio</th><td>Giudice di Pace di Torino, sezione seconda</td></tr><tr><th>Sentenza</th><td>n. 1374/2026, pubblicata il 4 giugno 2026</td></tr><tr><th>Istituto</th><td>Santander Consumer Bank S.p.A.</td></tr><tr><th>Contratto</th><td>agosto 2016, 120 rate da 240 &euro;</td></tr><tr><th>Estinzione</th><td>con 90 rate ancora da pagare su 120</td></tr><tr><th>Riconosciuto</th><td><strong>1.305,00 &euro;</strong></td></tr><tr><th>Spese a carico della banca</th><td>1.390 &euro; oltre accessori</td></tr></tbody></table></div><h2>Cosa insegna questo caso</h2><p>Le spese di lite liquidate a carico di Santander superano l&apos;importo restituito alla cliente. Su pratiche di questa dimensione, per l&apos;istituto <strong>arrivare alla sentenza costa più che rimborsare</strong>: è la ragione economica per cui molte posizioni si chiudono prima, e per cui il primo rifiuto non va letto come una posizione definitiva.</p><p>Il secondo elemento è la ripetitività delle difese. Le argomentazioni su provvigioni dell&apos;agente, premi assicurativi e criterio di calcolo tornano identiche in questa sentenza e nella gemella depositata lo stesso giorno: sono <strong>testo standard di comparsa</strong>, non valutazioni del singolo contratto. Il che significa anche che sono già state esaminate e respinte molte volte.</p><p>Puoi <a href="/calcolatore">calcolare quanto ti spetta</a> o <a href="/richiedi-rimborso">far verificare il contratto</a>.</p>