<h2>Il Caso</h2><p>Salvatore aveva stipulato nel maggio 2016 con Santander Consumer Bank un finanziamento da 54.240 euro in 120 rate mensili da 452 euro con cessione del quinto dello stipendio. Il contratto e stato estinto anticipatamente con decorrenza settembre 2022, quando residuavano 50 rate. Restavano da riproporzionare 2.740,80 euro fra spese di istruttoria e commissioni di intermediazione.</p><h2>La Decisione</h2><p>Prima del merito, Santander aveva sollevato un eccezione che vale la pena raccontare: sosteneva che il mandato scritto conferito dal cliente alla società di consulenza fosse nullo, perché il potere di stare in giudizio richiederebbe l atto pubblico o la scrittura privata autenticata. Il giudice ha respinto l eccezione: per la rappresentanza processuale volontaria prevista dall articolo 77 del codice di procedura civile e sufficiente un atto scritto, purche il mandato individui con sufficiente determinatezza il soggetto rappresentato e l ambito dei poteri conferiti. Nel merito ha applicato l articolo 125-sexies TUB nel testo anteriore al 2021, letto alla luce della sentenza Lexitor e della Corte costituzionale n. 263/2022, escludendo ogni distinzione tra costi up front e recurring, e ha confermato che la legittimazione passiva sulle commissioni di intermediazione resta in capo alla banca finanziatrice.</p><h2>Il Risultato</h2><p>Santander e stata condannata a pagare 1.142 euro oltre agli interessi legali e 925 euro di spese processuali. Al di la dell importo, la pronuncia conferma la validita del mandato scritto con cui i clienti ci affidano il recupero del credito.</p>